Cibo e salute - La SM, Sindrome Metabolica

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Cibo e salute - La SM, Sindrome Metabolica
Cibo e salute
La maggior parte delle patologie croniche di cui sono affette soprattutto le popolazioni occidentali è dimostrato essere il risultato dello stile di vita che in linea di massima conducono proprio queste popolazioni.
Il nostro stile di vita è caratterizzato da una sedentarietà crescente che unitamente alla adozione di una dieta ipercalorica ricca per lo più di alimenti raffinati industrialmente e di origine animale, povera di verdure, legumi e cerali integrali contribuisce allo sviluppo della gran parte dei mali che ci affliggono: malattie cardiovascolari, tumori, diabete, la steatosi e cirrosi epatica, le malattie degenerative degli occhi (glaucoma, cataratta e retinopatie), le demenze senili, come anche tutta una serie di condizioni di rischio quali la resistenza insulinica, l’osteoporosi, l’obesità addominale e l’ipertensione per citarne alcune.
L’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale a cui si assiste è il frutto di un progresso grazie al quale nei paesi occidentali è scomparsa la fame e sono state sconfitte molte malattie infettive una volta causa di morte.
La moderna medicina attraverso tecnologie diagnostiche e terapeutiche avanzate e costose sempre più, tiene in vita più a lungo anziani che convivono con molte malattie croniche con la conseguenza da una parte di ridurre la sanità a un quadro di insostenibilità economica e dall’altro riducendo il trattamento dei problemi di salute ad interventi esclusivamente medicalizzanti e farmaceutici, quelli redditizi ma molto spesso di dubbia vera utilità.
Tutto punta ad una medicalizzazione massiva degli anziani ed è così che si assiste alla somministrazione eccessiva di farmaci e trattamenti di dubbia utilità, come dicevo. Mi vien da pensare ai vaccini contro l’influenza che dovrebbero ridurre i malanni cardiovascolari negli anziani cardiopatici, farmaci anti-ipertensivi, ipocolesterolemizzanti , ipoglicemizzanti, anticoagulanti, etc etc.
E’ sempre più provato, invece, che attraverso uno stile di vita più sano si possono prevenire ed evitare la gran parte delle patologie comuni.
Qui di seguito si riportano le nuove raccomandazioni del WCRF (World Cancer Research Fund).
Tali raccomandazioni sono utili per ridurre il rischio di ammalarsi di cancro. Gli studi, tuttavia, hanno dimostrato che il rispetto delle raccomandazioni è utile anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e delle malattie croniche.
• Consumare abbondantemente cereali integrali, legumi, verdure e frutta. La frutta comprende anche i semi oleaginosi (mandorle, noci, nocciole, pistacchi).
• Limitare i cibi ipercalorici (ricchi di zuccheri e grassi). Sono ipercalorici molti cibi industriali come merendine e cibi già cucinati.
• Evitare le bevande zuccherate. Le bevande zuccherate comprendono anche succhi di frutta e yogurt zuccherati.
• Evitare le carni lavorate. Le carni lavorate comprendono salumi, insaccati, würstel, hamburgher e carni in scatola.
• Limitare le carni rosse. Le carni rosse (bovine, suine, ovine, equine) è opportuno limitarle a due o tre porzioni a settimana.
• Limitare i cibi ricchi di sale. Il consumo di sale dovrebbe essere meno di 5 grammi al giorno.
• Limitare le bevande alcoliche. Per le bevande alcoliche la raccomandazione è di non berne più di due bicchieri al giorno di vino o di birra per gli uomini e più di uno per le donne, ma per la prevenzione del cancro è bene non berne quotidianamente.
• Mantenere un peso corporeo sano. Per il peso sano la raccomandazione è di mantenersi verso il basso dell’intervallo di normalità dell’indice di massa corporea. BMI = peso in Kg / (altezza in m)2 . Il BMI rientra nell’intervallo del normopeso quando è compreso tra 18.5 e 25.
Un comune denominatore di molte malattie croniche è la cosiddetta sindrome metabolica (SM), una condizione convenzionalmente definita dalla presenza di 3 o più dei seguenti fattori: adiposità addominale, pressione arteriosa elevata (o in trattamento farmacologico), glicemia alta, trigliceridi plasmatici alti, e colesterolo HDL basso.
Anche le terapie farmacologiche per pressione, trigliceridi e colesterolo alti contribuiscono alla definizione della SM. Altre caratteristiche della SM sono la resistenza insulinica, lo stato infiammatorio cronico, l’iperuricemia, l’obesità e, nelle donne, alti livelli di ormoni maschili (testosterone) nel sangue.
Per anni si è ritenuto che la SM fosse associata solo al diabete e alle malattie di cuore. Solo negli ultimissimi anni si è chiarito che la SM è causalmente associata a tutte le principali malattie croniche che affliggono le popolazioni della metà ricca del mondo, e che la globalizzazione del cibo spazzatura si sta diffondendo anche nel terzo mondo.
Rispetto a chi non ha alcun fattore di rischio per la SM, chi ha la SM ha un rischio 5 volte superiore di ammalarsi di diabete (Laaksonen MA 2010 Eur J Epidemiol 25:115), 3-5 volte superiore di ammalarsi di infarto o di ictus cerebrale (Santaniemi M 2014 Eur J Prev Cardiol 21:1242) , doppio di ammalarsi di malattie neurodegenerative (Santiago JA 2013 Trends Mol Med 19:176; Profenno LA 2010 Biol Psychiatry 67:505; Shernhammer E 2011 Diabetes Care 34:1102), di retinopatie (Keenan JD 2009 Am J Ophtalmol 147:934), di cataratta (Sabanayagam 2011 Invest Ophtalmol Vis Sci 52:2397), di iperplasia prostatica (Park YW 2013 Urology 82:674) e di cancro (Stocks T 2015 Int J Epidemiol Epub ahead of print), in particolare di cancro dell’intestino (Aleksandrova K 2011 Cancer Prev Res 4:1873), della mammella (Agnoli 2010 Nutr Metab Cardiovasc Dis 20:41), del fegato (Jinjuvadia R 2014 J Clin Gastroenterol 48:172), del rene, del pancreas, dell’endometrio e della vescica.
Ci sono sempre più indicazioni che la SM e i suoi determinanti influenzino negativamente anche la prognosi dei malati di cancro, in particolare del cancro della mammella (Berrino F 2014 Breast Cancer Res Treat 147:159) e dell’intestino (Shen Z 2010 Am J Surg. 200:59).
Numerosi studi clinici hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che:
• riducendo i cibi di provenienza animale (in particolare carni rosse, salumi e latticini) e aumentando i legumi (in particolare la soia) si riduce il colesterolo LDL;
• riducendo gli zuccheri si riducono i trigliceridi;
• riducendo i grassi, la carne, il sale in eccesso e aumentando le verdure e l’attività fisica si riduce la pressione arteriosa;
• scegliendo un’alimentazione basata prevalentemente su prodotti vegetali non industrialmente raffinati si previene e si riduce l’obesità, il diabete e il rischio di cancro.
Rigorose sperimentazioni cliniche hanno inoltre dimostrato che è possibile far regredire la sindrome metabolica (Esposito K 2004 JAMA 292:1440; Salas-Salvadò 2008 Arch Int Med 168:2449) e prevenire il diabete (Salas-Salvadò J 2014 Ann Int Med 160:1) e le malattie di cuore (Estruch R 2013 N Engl J Med 368:1279) con la dieta mediterranea.
Contribuiscono alla SM gli acidi grassi trans (quelli delle margarine e di molta pasticceria commerciale), i grassi saturi (quelli della carne rossa, salumi e formaggi), i cibi che alzano molto la glicemia (il pane bianco, le farine e i cereali raffinati, le patate), il fruttosio e il saccarosio (il comune zucchero, fatto di glucosio e fruttosio), le bevande alcoliche, le bevande zuccherate, l’eccesso di proteine, e l’eccesso di sale.
Anche il consumo di bevande dolcificate con dolcificanti artificiali a minimo contenuto calorico è stato riscontrato associato a un maggior rischio di sviluppare la SM e il diabete.
Riducono invece il rischio di SM l’attività fisica regolare, i grassi del pesce e delle erbe selvatiche (i cosiddetti omega-3), l’olio extravergine di oliva e la dieta mediterranea tradizionale. La dieta mediterranea tradizionale italiana era fatta di pasta di grano duro, pane integrale, legumi, verdure (coltivate e selvatiche), frutta, semi oleaginosi (noci, nocciole, mandorle, pistacchi, pinoli, semi di zucca), pesce nei paesi di mare, olio di oliva, pochi latticini e solo occasionalmente carni.
Oggi nel sud dell’Italia le cose sono cambiate: pur mantenendo qualche piatto tradizionale, il sud è stato invaso dai prodotti industriali più deleteri e ha un consumo di carne più elevato che al nord. I bambini del sud Italia sono fra i più grassi d’Europa e negli adulti la prevalenza di sindrome metabolica è più alta che al nord.
Da oltre 100 anni sappiamo (la prima pubblicazione è del 1909) che se agli animali diamo poco da mangiare (il 20-30% in meno di quanto mangerebbero se avessero disponibilità illimitata di cibo) vivono di più e si ammalano meno di cancro e di altre malattie croniche (Fontana L, Klein S 2007 JAMA 297:986; Omodei D, Fontana L 2011 FEBS Lett 585:1537).
Nel 2009 – cento anni dopo la prima pubblicazione sulla restrizione calorica – sono stati pubblicati i primi risultati sulle scimmie, che hanno confermato gli effetti protettivi della restrizione calorica: vita più lunga, niente diabete, meno cancro, meno malattie cardiovascolari, meno atrofia cerebrale, meno sarcopenia e meno presibiacusia nelle scimmie a cui si dava meno da mangiare (Colman RJ 2009 Science 325:201; Colman RJ, et al. 2014 Nat Commun. 5:3557).
Studi condotti sugli uomini suggeriscono che la restrizione calorica senza malnutrizione induce le stesse modificazioni fisiologiche, metaboliche e molecolari che si sono osservate negli animali da esperimento (Cava E, Fontana L. 2013 Aging 5:507).
Recenti studi suggeriscono che la riduzione dell’introito calorico che si ottiene mediante il digiuno intermittente (es. digiunare 1-2 volte a settimana) induce una protezione da cancro, malattie cardiovascolari, diabete, demenza ed allunga la durata della vita in salute (Mattson MP et al. 2014 PNAS 111:16647).
Inoltre, altri studi suggeriscono che la riduzione dell’introito proteico, e in particolare di amino acidi essenziali di cui sono ricchi i latticini e la carne, sia un fattore importantissimo nell’indurre modificazioni molecolari (es. inibizione della via IGF/mTOR) che allungano la durata della vita e riducono il rischio di cancro ed altre malattie croniche (Fontana L, Partridge L. 2015 Cell, in press).
È ragionevole ipotizzare che l’effetto protettivo della dieta mediterranea sulla SM e sulle malattie associate alla SM dipenda, almeno in parte, dal consumare meno calorie e proteine animali.
La dieta mediterranea, infatti, per la sua ricchezza di fibre indigeribili, ha un effetto saziante maggiore rispetto alla dieta occidentale e ai cibi spazzatura. La dieta mediterranea, inoltre, verosimilmente protegge dalla SM, dal cancro e da altre malattie croniche anche attraverso numerosi altri meccanismi, attivati dallo splendido cocktail di sostanze protettive presenti nel cibo vegetale, sostanze che agiscono sul DNA modificando l’espressione di specifici geni, accendendoli o spegnendoli: si tratta di migliaia di polifenoli, carotenoidi, vitamine antiossidanti, altre sostanza antiinfiammatorie, antiproliferative, proapoptotiche, differenzianti, debolmente estrogeniche (tali da ostacolare l’azione dei nostri ormoni occupandone i recettori) con cui gli organismi animali si sono adattati a interagire, nel corso di milioni di anni, per mantenersi in un costante equilibrio con l’ambiente in cui vivono.
I ritmi e la qualità della vita moderna generalmente impediscono ai più di poter adottare una dieta varia ricca di tutta la varietà di verdure e frutta di stagione. E’ in questi casi che è bene assumere integratori di una o poche di queste sostanze : resveratrolo del vino rosso, licopene dei pomodori, curcumina della curcuma, isoflavoni della soia, solforafano delle crocifere, tricina del riso integrale, catechine del tè verde, idrossitirosolo dell’olio di oliva, quercetina delle cipolle e delle mele, fisetina delle fragole, antocianine dei mirtilli, acido ellagico dei lamponi…, per essere sicuri che non ci manchi niente ma anche stando attenti a non ricevere troppo di qualcosa.
È interessante che le raccomandazioni alimentari del Codice Europeo contro il Cancro coincidano sostanzialmente con la dieta mediterranea tradizionale.
Quel che rimane da dimostrare è la trasferibilità di queste conoscenze nella vita quotidiana dei cittadini, nella ristorazione collettiva (scuole, ospedali, mense aziendali, paninerie).
Deve inoltre essere esplorata la disponibilità di (e la redditività per) industria alimentare, grande distribuzione e ristorazione collettiva a promuovere cibi che prevengono piuttosto che cibi che favoriscono la SM, nonché la disponibilità delle istituzioni sanitarie (i dipartimenti di prevenzione delle ASL) e dei medici (in primo luogo i medici di medicina generale) a sviluppare programmi di educazione alimentare e a valutarne l’impatto.
Le prove scientifiche sono talmente solide che non informare e non intervenire sarebbe colpevole. Inoltre, una modificazione degli stili di vita (es. camminare a piedi, uso della bicicletta e dieta mediterranea tradizionale) avrebbe delle ripercussioni sulla salute dell’ambiente e del pianeta che vanno ben al di là di quelle strettamente connesse alla salute metabolica dei singoli individui (Fontana L, et al., 2013 F1000Research 2:101).
Chiudiamo questa introduzione ai temi della alimentazione prima di passare a futuri prossimi approfondimenti chiudendo con due citazioni tanto famose quanto vere:
“Siamo quello che mangiamo” ( Citazione del filosofo tedesco dell’Ottocento Ludwig Feuerbach)
"Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo" (Ippocrate)

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